23 apr 2017

liceo artistico Anghiari lezioni di restauro mobili


Lezioni impartite da Santi Del Sere “Mastro Santi Del Sere” per ore 30 progetto POF  sul “Restauro” per gli alunni delle classi IV°e V°della sede del Liceo Artistico di Anghiari.

RESTAURO DEL MOBILE


 cassapanca prima del restauro



Stato di conservazione, Il mobile databile alla metà del settecento, presentava numerose parti sconnesse un frammento di  piede nel fronte, apertura  in tutta la sua lunghezza nel coperchio, numerosi fori di attacchi di insetti xilofagi, (tarli) sporco diffuso in tutte le superfici.

Interventi di restauro, operato dagli allievi durante le lezioni:
Rimozione dei supporti che tenevano unito il coperchio, reintegrazione con“sverzatura” con stesso legno di noce. 


Inserimento della “sverzatura per riportare a misura il piano della cassapanca,  ritiro provocato dal tempo



Metodi di Reintegrazione delle parti mancanti e delle cornici, nozioni d’interventi ad incastro per una adeguata unione con il supporto originale.



Nelle foto:
Reintegrazione del piede della cassapanca.


Metodi sull'uso della rasiera, e degli utensili da intaglio e la loro arrotatura, usati per la ripulitura delle varie parti reintegrate   nel piano della cassapanca.




















Conoscenza e preparazione dei vari stucchi: epossidici araldite, poliesteri, stucchi da rasatura (gesso di bologna, con colorazione di  terre e ossidi di vari colori)

Decapatura, conoscenza di ripulitori chiamati comunemente “sverniciatori”
Disattivazione dei  solventi uso e preparazione delle 4 A per ripuliture “calibrate”


Stuccatura

Ripulitura con decapante neutro di una parte del fronte del mobile








Preparazione e uso dei coloranti e mordenti per ricostruire e accompagnare le reintegrazioni con la patina antica del mobile (Restauro estetico)

Nozioni sulle varie tecniche usate durante i secoli per la lucidatura del mobile.

Preparazione della gomma lacca

esempi sulla lucidatura a tampone alla francese

lucidatura a cera adoperata per la finitura della cassapanca






17 apr 2017

Lezioni di restauro Liceo artistico di Anghiari



Restauratore Ebanista 

PREFAZIONE 

Nel lontano 1986 mi capitò, per caso, d'insegnare intarsio nella mia scuola d'Arte di Anghiari. Mi sono ritrovato a rifare questa magnifica esperienza in questi mesi presso il Liceo, ad insegnare restauro del mobile, specialità unica in Italia dell'allora Istituto d'Arte. L'impressione che ho avuto e quella di ritrovarmi dall'altra parte, della barricata, mi sembra ieri quando frequentavo da studentello un po tanto svogliato la scuola. Di cose ne ho apprese tante durante la mia carriera di artigiano restauratore e ho cercato di trasmettere, speriamo di esserci riuscito, ai ragazzi il mio entusiasmo per questo bellissimo lavoro. In queste pagine cerco di sintetizzare le piccole nozioni, penso significative, che ho cercato di trasmettere ai ragazzi volenterosi del Liceo Artistico.

Relazione inerente alle lezioni impartite da Santi Del Sere “Mastro Santi Del Sere” per ore 30 progetto POF  sul “Restauro” per gli alunni delle classi IV°e V°della sede del Liceo Artistico di Anghiari.

Le lezioni ha avuto un momento preliminare teorico dove tramite documentazioni fotografiche di lavori eseguiti nel mio laboratorio dove sono stati affrontati i seguenti argomenti: 
metodi d'intervento di sul restauro conservativo ed estetico
Anastilosi, filologia e riedizione critica applicata ad eventuali reintegrazioni, tecniche di reintegrazione e la loro reversibilità di un intervento di restauro
Strumenti per la diagnosi, materiali di uso corrente in laboratorio preparazione di vari tipi di colle, stucchi  a base di resine epossidiche, bi componenti araldite, decapanti, coloranti , riconsolidanti e tecniche di lucidatura nelle varie epoche
compilazione della scheda tecnica e progetto di restauro.

Gli oggetti per le lezioni pratiche sono stati individuati in una cassapanca in noce del XVIII° secolo, di un intaglio indorato del settecento di un frammento intarsiato e di due candelabri.

  

  


RESTAURO DELLA DORATURA E LACCATURA

Stato di conservazione, prima degli interventi di restauro eseguiti dagli allievi.
I candelabri riportavano ampie lacune di mancanza di colore e della argentatura a mecca, parti strutturali sconnesse piccole reintegrazioni da operare nei piedi dei manufatti.
Le nozioni applicate al restauro  della disciplina della doratura e laccatura di due candelabri, sono state impartite con le seguenti operazioni  che si sono succedute durante l’intervento  del restauro:
Preparazione del gesso e colla di coniglio per l’Ammanitura e la ripresa delle lacune.
Uso di  leganti acrilici per interventi di restauro e consolidamento, che hanno un’azione meno forte e compatibile con un oggetto degradato dal tempo.

Ripresa del colore, sono state eseguite con colori a tempera reversibili. Esempi sulla preparazione del colore con terre e ossidi con vari tipi di legante, gomma arabica, colla di coniglio e sostanze acriliche. 

Operazioni per  la preparazione alla doratura 
Levigatura del gesso che è stato riportato nelle varie lacune del candelabro.
Uso dei vari tipi di bolo, giallo, rosso armeno e nero, la loro preparazione,  aggiunta di colla di coniglio o  colla di pesce per costituire un composto più leggero meno forte per interventi di restauro su materiali indeboliti dal tempo. 
La scelta del colore del bolo per la  preparazione del fondo a secondo del tipo di foglia d’oro o argento che vogliamo adoperare. Esempi bolo giallo come nel caso del candelabro per una colorazione finale a mecca; bolo rosso armeno più appropriato per l’uso di foglia oro, bolo nero per un’argentatura.

  

FINE PRIMA PARTE 

04 apr 2017

riflessioni sul restauro la Madonna delle Grazie di Sant'Agostino Anghiari





Dopo alcuni anni, precisamente dal 1994 da quando fu trafugata, è tornata la parte centrale del trittico che rappresenta la Madonna delle Grazie opera dipinta da Matteo di Giovanni per la Chiesa di Sant'Agostino in Anghiari. Purtroppo la tavola ha avuto un taglio sulla parte bassa, provocato dai ladri, si presuppone per una possibile collocazione sul mercato,  La mutilazione ha compromesso,  per fortuna, una zona che riguarda solo il manto della Madonna.
Tempo fa avevo fatto una ricerca finalizzata per un mio capriccio alla "riedizione" di questa Madonna perché in quella piazza del Borghetto o detta anche Piazza "cazzotti"dagli Anghiaresi io ci sono nato.

tavola intagliata dorata e dipinta a tempera. Mastro Santi Del Sere anno 2004
Citazione tratta dal libro di ICILIO FEDERICO JONI
"LE MEMORIE DI UN
PITTORE DI QUADRI ANTICHI",
e mi par di udire qualcuno
dei tanti arricchiti antiquari, dire: Non antichi, falsi!
No, cari signori, i falsi li fanno coloro 'che fabbricano
i biglietti di banca, perché si servono della stampa,
oppure coloro che fabbricano le monete perché si
servono di uno stozzo. Un artista che crea un'opera
d'arte originale, pure imitando la maniera di un
antico maestro, non fa un falso, ma tutt'al più una
imitazione, e crea un'opera d'arte lui stesso. E se poi
fa un'opera che, pur rispecchiando il carattere del
XIV o XV secolo, non segue la maniera di nessun
maestro, allora non è nemmeno una imitazione, ma
una creazione vera e propria. Ma qualche Catone
arricchito arriccierà il naso a queste mie
giustificazioni e le giudicherà assurde. Se alcuni di
costoro ricordassero l'inizio della loro carriera!...
Altro che quadri falsi!...
I.F.J



Durante la bella serata dedicata alla sua ricollocazione nella sua chiesa ho riflettuto sui criteri di restauro che si adottano in molte opere per quanto riguardano le reintegrazioni. Infatti questa pala dipinta è stata per fortuna restaurata tanto tempo fa nel 1952 dalla la Soprintendenza di Firenze, dalla quale dipendeva  il territorio di Anghiari.


stato di conservazione del trittico nel 1952
Il supporto ligneo era compromesso dai tarli e dal degrado dovuto all'umidità. Il colore originale era in ampie zone completamente caduto anche a causa della applicazione degli ex voto in argento direttamente sull'immagine, e vaste ridipinture avevano ricoperto, forse durante l'Ottocento, le ampie lacune con mediocre risultato, non adeguato alla qualità delle parti originali ancora conservate. È possibile verificare tramite le fotografie successive alla eliminazione di queste ridipinture la estensione della materia pittorica originale e quanto difficile fosse la soluzione dell' intervento. Si decise di effettuare il trasporto della pittura, assottigliando dal retro il supporto ligneo e successivamente, per ragioni di culto, di reintegrare completamente l'immagine.



La mia riflessione sta in questi termini, ma se l'opera non aveva subito questo restauro nel 1952, che chiamerei più appropriatamente riedizione critica, visto che l'intervento di restauro si è avvalso per la  ricostruzione della pala di Montepescali, che cosa ci sarebbe rimasto di così bello da vedere? forse è più interessante per gli studiosi vedere delle belle porzioni di gesso bianco, ridipinte a selezione cromatica o a rigatino, al posto di una lettura anche se "Riedita" che si avvicina come iconografia all'opera originale? Penso profondamente che non si può giustificare a priori nel reintegrare tutto, ma se questa opera ancora fa, bella figura di se, va ringraziato a suo tempo decisioni che adesso, porterebbero a situazioni completamente diverse sull'intervento di restauro. 
Quello che mi disturba e come si interviene sulle opere solamente in Italia, dove prevale più il valore  e la storia che ha subito un'opera nel corso del tempo lasciando l'opera mutilata o come,  in questo caso per fortuna, che dipendono a secondo dalle pressioni del committente  per motivi religiosi, scavalcando le filosofie ortodosse del restauro conservativo, ossia lasciando solo le parti originali, tanto care ai nostri critici dell'arte.


opera di Matteo di Giovanni molto vicina per composizione e datazione al trittico di S. Agostino, la pala con la Madonna col Bambino e Santi della chiesa di S. Lorenzo a Montepescali (Grosseto).
Il restauro e il restauratore sono gli elementi fondamentali in questo momento storico dove c'è una paura di perdere la manualità e la cultura del saper fare propria della bottega artigiana, 
Bisognerebbe a mio avviso dare gli oggetti da restaurare a bravi maestri artigiani che abbiano doti e avuto un percorso formativo scuola bottega e introdurli anche nell'ambito scolastico. Con il pericolo, purtroppo, tutto italiano di trovare i soliti accostati a ricoprire ruoli importanti sia per quanto il restauro che l'insegnamento.
Sarebbe bello riprendere e far nascere nel nostro paese quella scuola post diploma a carattere internazionale legata al Liceo Artistico o come fu fatto dall'allora  Preside Prof. Benito  Carletti nel lontano 2000, a riprendere i contatti con l'Opificio delle Pietre dure di Firenze  per il restauro del mobile antico e arredi lignei, potrebbe essere una risorsa e un indotto per il nostro territorio conosciuto per questa caratteristica unica in tutta Italia. 
Mastro Santi Del Sere

15 dic 2016

Presepe in ceramica


MASTRO SANTI DEL SERE
Anghiari (AR)
Toscana

Non è Natale senza il presepe.

Da bambino avevo la fissa di realizzare cavalli e personaggi in argilla, compravo un piccolo pane di terra a 250 lire dalla fioraia, che le serviva per mantenere i fiori freschi, lo lavoravo e lo mettevo nel forno  stufa a legna, da fresco e scoppiava puntualmente e mi domandavo come facevano ad ottenere le terre cotte. La passione di realizzare oggetti con l'argilla non mi è mai passata, forse anche il paese dove vivo è un presepe naturale, infatti c'è una bella processione il 10 di dicembre in onore della Madonna di Loreto, che mi ricordo veniva portata in processione nel percorso del paese antico, dove venivano e vengono ancora oggi create postazioni con personaggi viventi che rappresentano gli scritti del Vangelo. 
Interpretazione di Mastro Santi della Madonna di Loreto in terra cotta conservata alla Plata in Argentina dalla comunità del Circolo Toscano della grande città sudamericana gemellata con il Comune di Anghiari
La Madonna "nera" di Loreto, scultura lignea attribuita a Tino da Camaino, era tanti anni fa di colore nero, annerita dal fumo delle candele, adesso ripulita a ripreso i colori originali tipici del quattrocento, ma non viene portata più in processione per motivi di conservazione. Non so se l'ambiente dove vivo mi condiziona, Anghiari vecchio è adatto a questo tipo di rappresentazione è veramente una scenografia naturale per un presepe, sicuramente mi ha condizionato o forse è meglio dire mi ha aiutato a creare dei presepi.

Di presepi ne ho fatti diversi e sempre in terra cotta, non so come mai, ma anche se scolpisco o meglio dire intaglio legno  da anni, questa materia mi è rimasta sempre più congeniale per realizzare questa rappresentazione della nostra tradizione culturale e religiosa.
Questa volta mi sono voluto cimentare sulla pittura a smalto, provare questa nuova esperienza e divertirmi a dipingere personaggi in terracotta di 20 centimetri di altezza. Chissà forse piaceranno questi presepi e visto, che il legno in questo momento non va troppo di moda, può darsi di aprire una nuova fase di lavorazione della mia bottega. 

San Giuseppe
Gesù

Santa Maria


 


   i re Magi

Presepe
scheda informazioni

07 ott 2016

riflessioni sul restauro estetico

restauratore in Anghiari (AR)  Toscana Italy


Riflessioni sul restauro estetico

In questi ultimi tempi mi sono capitate diverse esperienze a riguardo del restauro di oggetti di arte minore come mobili intarsiati o piccoli contenitori decorati in varie tecniche decorative.
 La molla che mi ha fatto scattare è un incontro con un mio amico, che fa il rigattiere.
 Passando dalla sua bottega, per salutarlo ho notato che metteva a posto una scatoletta di lamiera decorata, con dello stucco metallico, francamente il lavoro che stava eseguendo aveva un buon risultato e visto, che era arrivato a ricostruire le parti mancanti in maniera egregia, gli ho detto perché non riprendi anche il colore mancate? La risposta è stata perentoria non si può … il restauro deve essere neutro, concezione che da tanto tempo considero abbastanza adeguata per opere pittoriche, ma in questo caso per una cassetta che si capisce bene senza ombra di dubbio la decorazione mancante mi sembra esagerata. Comunque questa filosofia del restauro che ha condizionato da molti anni a questa parte la pratica del restauro mi ha trovato sempre un po’ abbastanza contrariato. Ad esempio quando frequentavo la scuola d’Arte del mio paese Anghiari, unico Istituto in Italia specializzato sul restauro del mobile antico, mi capitò durante le lezioni di laboratorio di restaurare un tavolo neoclassico, mancante di due gambe a forma piramidale tipiche del periodo Luigi XVI°. Ci furono diversi punti di vista come ricostruire le due gambe mancanti. Io nella mia ignoranza delle prime armi credevo cosa giusta che fossero ricostruite uguali a quelle originali che avevamo a disposizione nel tavolo, qualche insegnante per non correre il pericolo del falso le voleva fare in plexiglas, o in legno diverso per far capire le parti ricostruite, il famoso restauro scientifico. Il mio punto di vista, molto scettico su questa attuazione di intervenire in maniera scientifica la ritrovai anni dopo durante un corso di formazione per restauratori dove un professore ci fece questo esempio: pensate alla cupola del Brunelleschi dove nel corso degli anni si sono dovute ripristinare le coperture (le tegole) le rifacciamo in plexiglas o le distinguiamo con tratteggi cromatici per distinguerle da quelle originali? Penso che la risposta sia naturale. Con questo non voglio giustificare, ma in questi casi e normale di sostituire le parti mancanti con copie uguali all'originale, non è come restaurare un dipinto, che potrebbe compromettere il significato dell’opera. Le mie conclusioni al problema venute da anni di esperienze sono le seguenti.
Sono convinto che se si deve affidare a un mediocre restauratore è bene lasciare stare come sta un oggetto, ma come si fa a capire per un committente le capacità del restauratore.
Le doti indispensabili per essere un buon restauratore, a mio avviso, sono un insieme di conoscenze che devono avere avuto un percorso formativo, che una volta veniva iniziato dagli Istituti d’Arte dalla conoscenza del disegno  alla scultura  conoscenza  della storia dell’arte, la pratica delle arti figurative, il rilievo la  geometria descrittiva e un buon passaggio in una bottega artigiana dove veramente si impara concretamente il mestiere del restauratore.

Se un aspirante restauratore avrà avuto un percorso formativo insieme alle capacità individuali, e qualche corso post diploma di maturità, che perfezioni queste pratiche sicuramente otterremmo un operatore artigiano che non mancherà di sensibilità, accompagnata da una formazione scientifica e filosofica accompagnata dalla conoscenza delle tecniche antiche.
Questo è stato il mio percorso formativo.
Se fossi un committente che devo fare un restauro di qualunque tipo, la prima cosa che chiederei a un artigiano restauratore la prova del disegno, mi piacerebbe vedere quello che riesce a fare con le mani e con il cervello, prima di affidargli un restauro. Non basta metterci addosso un camice bianco da dottore, da una bella immagine di professionalità ma la maggior parte delle volte e solo apparenza. Per quanto riguarda invece dei clienti antiquari, guardano più all'aspetto della bottega che non deve proprio essere ordinata anzi più confusione c’è tra pezzi rotti e legni accatastati alla bene meglio da un valore aggiunto alla bottega.
Tempo fa mi venne a trovare un sedicente antiquario, la mia bottega non piacque perché era troppa ordinata e c’era poco materiale da restaurare, la sua affermazione fu che io non ero uno che poteva fare il restauratore, visto che avevo poco materiale di recupero antico e quindi se c’era la necessità di fare un falso chiaramente mancava la materia prima. Queste situazioni fanno capire quanto è difficile stare nel mercato del restauro.

Sono sempre più convinto che un buon falsario è anche un bravo restauratore, questo è blasfemo per le Istituzioni, ma per il mondo dell’antiquariato e tutt'altra cosa. Quello che mi disturba è che se vuoi lavorare per i beni culturali o sei figlio di o conosci il prete di turno, forse lavori, sennò non ce trippa per gatti. Questa è l’Italia che non sa riconoscere o meglio dire non vuole riconoscere gli artigiani che sanno fare il proprio mestiere. I casi ce ne sono molti, restauratori usciti da scuole anche affermate formati molto bene per la parte teorica ma per la parte pratica lasciano molto a desiderare.
Comunque fatta questa premessa che può o non può essere condivisibile, mi piace fare alcuni esempi molto terra a terra, ma penso comprensibili.
Questo esempio è relativo al pensiero di molti antiquari che non vogliono far sapere o meglio nascondere gli interventi di restauro, la loro opinione è che se il manufatto originale viene ricostruito delle parti mancanti si deprezza il valore, dicendo ma sono più le parti nuove che quelle originali. Da una parte è comprensibile ma come nel caso che sto descrivendo e meglio un oggetto restaurato male anni fa con dello stucco al posto del legno o è meglio aver fatto un buon restauro rimettendo le essenze mancanti?
Altra considerazione, tempo fa andando in giro per la Germania a cantare canzoni popolari toscane, con i miei amici di cantori andammo a visitare la Residenza del Comune di Monaco, entrammo nel salone principale bellissimo, e mi chiesero visto che sanno che pratico come lavoro il restauro se questa stanza era originale dell’epoca. Per me a vista d’occhio era perfetta, e confermai la mia opinione. Peccato che dopo girando nella seconda stanza adiacente c’era tutta la documentazione fotografica inerente all'ultima guerra mondiale che aveva raso al suolo questa bellissima residenza. Le mie conclusioni ritornando all'uso e agli interventi di restauro, a questo punto questa residenza non vale più niente…oppure aveva riacquistato valore? a me è sembrato che c’era la fila per entrare e a pagare il biglietto per vedere anche se ricostruito magistralmente un palazzo che se si lasciava stare per quello che aveva subito non valeva più niente.
Tempo fa mi è capitato di restaurare un cassapanca intarsiata, che era stata riempita con dello stucco al posto dei filetti in legno, e mancava di numerose tessere intarsiate in avorio.
Mi è stato chiesto di ripristinare e sostituire lo stucco e reinserire i filetti di legno della stessa essenza originale, che ho potuto trarre da alcuni, per fortuna filetti originali per quanto riguarda le tessere con tasti di avorio recuperati da pianoforti vecchi oramai non più utilizzabili. 
cassapanca prima dell'intervento di restauro

Chiaramente il proprietario non vuole che si sappia sennò l’oggetto gli perde di valore a suo avviso. Ma è così? 
 Si è vero che l’oggetto avrà molte decorazioni ex novo, ma se fatte bene e invecchiate magistralmente, sarà sempre meglio di una cassetta di stucco… il lavoro del restauratore deve avere comunque un rispetto e una sensibilità per l’oggetto e se fatto a regola d’arte ha anche un suo valore aggiunto, al contrario se si dà in mano ad improvvisatori si ottiene l’effetto opposto. 
durante l'intervento di restauro

Quindi per me non sta tanto a che tipo di restauro integrativo si fa, ma chi sa fare il restauro, che come è da tanto tempo dico, solamente artisti o forse meglio chiamare maestri artigiani riescono a fare. 

a fine restauro
Se non ricordo male anche Michelangelo fece qualche scherzetto facendo dei falsi, o basta ripensare alle cantonate di grandi studiosi di storia dell’arte sulle sculture di Modigliani. Di esempi se ne potrebbero fare molti, ma tanto non si salta il fosso, ripetendomi sta al bravo operatore che persona sensibile e preparata mentalmente e culturalmente, conoscitore delle tecniche antiche, con un occhio alle nuove tecnologie e ai nuovi materiali innovativi, che si può ottenere nel limite del possibile un buon restauro conservativo.

28 giu 2016



UNA MOSTRA DEDICATA ALLA BATTAGLIA DI ANGHIARI 
L'Arte della Battaglia
da  25 giugno al 6 di luglio
nella splendida cornice del Palazzo Pretorio di Anghiari

Iniziativa promossa dall'Associazione Palio della Vittoria

Questa esposizione di elaborati comprende un percorso di opere, di dipinti sculture , mobili e ceramiche che partono dal 1982 fino a oggi tutte sul tema della Battaglia di Anghiari.
E' stato un onore essere stato il primo anghiarese ad "usare" il bel palazzo appena restaurato per esporre il proprio lavoro. Un caro ringraziamento a Fabio Cecconi e Gabriele Mazzi per la riuscita della Mostra, alla prossima... 

“Nella terra della Battaglia di Anghiari  l'identità delle persone passa attraverso una profonda empatia verso la storia. 
Ci sono poi individui che la trasformano in passione e in ragione di vita, integrandola con una maestria d'altri tempi. Il lavoro di Santi Del Sere, anghiarese, ne è esempio: lui produce e restaura oggetti di storia. 
Questa mostra dei suoi lavori è semplicemente una dichiarazione d'amore: per il paese e le sue genti e le sue gesta, presenti e passate, in una amalgama di sentimenti maturi e fanciulleschi, accompagnati da una profondo confronto con le grandi maestrie del passato. 
Parlando in questo caso di raffigurazioni della “Battaglia di Anghiari” da Leonardo da Vinci, capolavoro perduto,  il confronto con l'empirismo rinascimentale e l'efficace tradizione medievale fa parte del lavoro di Del Sere. L'utilizzo di materiali diversi e la sperimentazione a volte giocosa, a tratti impegnata e sentimentalmente evocata, si fondono in una capacità di sintesi che ha qualcosa di imperativo, di affermato. Del Sere non può far altro che dipingere, modellare, colorare, intarsiare, cuocere “battaglie” di Anghiari poiché esse sono il suo sogno, le sue visioni, la sua vita vissuta: una battaglia per affermare che la maestria delle mani è il presupposto dell'essere”


Gabriele Mazzi Direttore del Museo della Battaglia di Anghiari

video: https://www.facebook.com/daniele.gigli.33/videos/749772798498002/


Didascalie e foto della Mostra

riedizione della tavola doria stesse dimensioni e stessa tecnica:
dipinto a olio su tavola





OLIO SU TELA 280cm. x 150cm.
BALDACCIO E LA BATTAGLIA DI ANGHIARI

OLIO SU TELA 280cm. x 150cm.
BALDACCIO E LA BATTAGLIA DI ANGHIARI

Nel 1992 mi prese l'idea di comprarmi dei pennelli e dei colori ad olio per provare l'ebrezza della pittura. Dopo alcuni tentativi mi prese l'ispirazione di dipingere la battaglia riprendendo la struttura del pannello intagliato e di raffigurare i combattenti con i volti di anghiaresi, i ragazzi della piazza come dice il professore tedesco Roland Gunter. Purtroppo proprio in quel periodo scomparve Lo Scrittore Gianfranco Venè e fu anche questo episodio della vita dell'uomo, che mi istigò a cominciare questa scommessa con i pennelli e la pittura.
Personaggi e interpreti da sinistra verso destra:
Io, Catia Talozzi, Cinzia Talozzi, mia moglie, Rosanna Lodovici che tiene per mano la nostra figlia Francesca Del Sere, Amedeo Tortori mio compagno di avventure scolastiche, Annibale “bibi” Del Sere mio fratello maggiore al liuto, il "cicalino al secolo Alessandro Gennaioli, il mago del computer Luca Paci, il professore Roland Gunter, Walter Canicchi sdraiato a terra, il primo cavaliere Fabio Boriosi, Gianfranco Venè che sta scrivendo il Baldaccio, protetto dallo scudo dei Taglieschi, retto da Franco Talozzi glorioso Sindaco di Anghiari, che nella mano sinistra porta le chiavi del paese per offrirle allo scrittore, Aurelio Boriosi in ginocchio, il cavaliere in mezzo "ananasso" Fabrizio Scartoni, sotto "ermindone" Ermindo Santi, a testa in giù "gegè"Eugenio Papini, "agonia" Alberto Vellati, che per alcune donne un pò maliziose al posto della patta ci vedono qualcosa d'altro, che tiene il mio fratello Walterone per la gonna come indicare di venire con lui a bere dal fiasco che è sopra il muro del ponte della reglia. Continuando poi con il terzo cavaliere l'oriundo, Valerio Barni, perché da borghese di Sansepolcro dopo sposato si è trasferito nello stato di sotto, il "gamma"di profilo Massimo Dalla Ragione, Walter Del Sere, al centro lo “scosso”Carlo Urci, "pavone" Domenico Rossi, il "gnacco"Alessandro Severi, in alto di profilo Roberto Cherici, "mato mato" Maurizio Tramontani un altro oriundo all'arrovescia uomo dello stato di sotto che ha sposato la mia cognata che è dello stato di sopra, il Maestro della Compagnia dei Ricomposti Mario Guiducci, "beppino detto il barzo"al secolo Giuseppe Ricceri, che sta "trombando" Carlo Urci e infine "il loli"Loris Leonardi detto “campeno”


La battaglia del solo morto
BATTAGLIA DEL SOLO MORTO
Alla fine degli anni 90 del secolo precedente, si incominciò a rispolverare la gloriosa battaglia da parte di diversi personaggi autorevoli del nostro beneamato paesello. Si decise di rievocare il palio della Vittoria, che era stato interrotta per motivi di risse continue con anche un evento luttuoso alla fine dell'ottocento.
Andrea Merendelli anfitrione del Teatro Stabile di Anghiari insieme al suo amico Paolo Pennacchini scrissero e portarono in teatro una pièce tratta da una frase del macchiavelli. Questa rappresentazione parlava della storia della battaglia e del solo morto che ci fu durante la cruenta disputa, mi piacque molto l'idea della macchina Leonardesca che azionava le pale dei mulini situati nella reglia e le spade che giravano nella ruota a simboleggiare le macchine da guerra ideate dal grande artista. Mi prese l'ispirazione e cominciai a dipingere un quadro a riguardo, dove oltre alla citazione dei guerrieri al centro del quadro, costruì intorno ad essi il ponte della disputa dello stendardo, Anghiari alla destra le macchine leonardesche alla sinistra lo sfondo giallo a richiamare la tavola doria.
Il quadro è una composizione che ha le stesse dimensioni della famosa Tavola Doria.

dalla tavola doria dipinta all'intarsio


Baldaccio intaglio 
PANNELLO INTAGLIATO AD ALTO RILIEVO IN NOCE, RAFFIGURANTE LA BATTAGLIA (Baldaccio) ANNO1982
Ritornato dal servizio di leva e non avendo niente da fare, solamente qualche lavoretto saltuario come spazzino o inserviente al comune del mio paese, mi venne l'idea di intagliare due pezzi di legno di noce di recupero e rappresentare il Baldaccio, tratto da una storia scritta da Gian Franco Venè e musicata da mio Fratello Annibale e portata in scena dalla Compagnia dei Ricomposti di cui facevo parte insieme a molti amici. Questa allegra Compagnia, che ancora oggi porta in giro per il mondo le nostre tradizioni musicali popolari, era ai primi albori e il Baldaccio fu l'esordio teatrale di questo gruppo. Fu veramente una bella cosa e riuscì molto bene.Tanto fu che la rappresentazione, fu esportata anche in Germania grazie all'ospitalità di Roland Gunter scrittore che venne a quel tempo fu invitato al Premio di Cultura Citta di Anghiari, ideato da Gian Franco Venè e dall'allora Sindaco di Anghiari Franco Talozzi. L'intaglio è suddiviso in due quadri, a sinistra i musici della compagnia, io Santino, dovrei essere quello con la chitarra, al flauto mio fratello Valterone, la Catia Talozzi al cembalo e al piffero Alberto Vellati. Nel secondo quadro si parte da pippo il cane della Cinzia Talozzi allora mia cognata e la mischia di combattenti senza un ben preciso riferimento. Per quanto riguarda i due cavalieri c'è quello che porta lo stendardo fiorentino che non ha nessuna allusione, ma per il cavaliere che doveva rappresentare le truppe Viscontee il riferimento e a il Venè, infatti come si può vedere al posto del fatidico biscione milanese ci sono rappresentate nella bandiera due pipe, che alludono al famoso giornalista che era un grande fumatore di pipa.



riedizione di arredi rinascimentali

composizioni in ceramica


26 apr 2016

libro sulla tarsia lignea


E' da vent'anni che mettevo da parte foto e documentazioni dei vari lavori che ho creato e che mi sono capitati per restauro nella mia bottega, mi sono deciso di pubblicarli.
Il libro contiene documentazioni dettagliate sulle varie tecniche della tarsia  lignea e segreti di bottega disegni e tante altre curiosità.


Gli Appunti contenuti nel libro, sono un viaggio dentro la vita di bottega che rappresenta, per il territorio, un cuore pulsante che vive a cavallo tra storia, tradizione e tempi moderni.
La pubblicazione si rivolge a quanti desiderano toccare con mano il mondo della tradizione, del fare e del creare, per imparare e stupirsi, all'insegna della grande capacità dei maestri artigiani e di botteghe che conservano, ancora oggi, un sapere d'altri tempi.
Un manuale prezioso per la formazione dei giovani e per l'aggiornamento professionale di chi ha già scoperto l'esperienza delle antiche lavorazioni del legno.
Per far conoscere una paese vocato da anni alla conservazione e alle discipline legate al restauro del mobile antico.

Presentazione “Palazzo Pretorio” sede del Comune di Anghiari sabato 30 aprile ore 18